Premio Matteo Salvatore "Opera": |
Enzo Avitabile, Tetes De Bois, Niccolò Fabi, Fokabbestia, Umberto Sangiovanni e Daunia Orchetsra, Chiara Armiento, i Favonio |
15 dicembre Dicembre 2008 da La Gazzetta del Mezzogiorno Niente è più autentico del ritratto del Tavoliere che emerge nelle canzoni e nelle liriche di Matteo Salvatore. E nella serata di sabato sera, in un gremitissimo Teatro del Fuoco, quelle tratte da “Il Lamento dei Mendicanti” hanno ripreso a vivere nelle nuove versioni proposte dagli artisti presenti alla kermesse patrocinata dalla Provincia di Foggia, dall’APT e della Regione Puglia, giunta alla quarta edizione, matura per spiccare il volo per la ribalta nazionale. Nel nome di Matteo e della sua arte, ciascuno ha posto l’accento su un aspetto particolare che quel disco del 1966 ha lasciato, rimestando i linguaggi e le sonorità; il pubblico, coinvolto e appassionato, è rimasto inchiodato alla poltrona per più di tre ore, soddisfatto per aver assistito ad uno spettacolo di indubbia qualità e spessore, organizzato da Angelo Cavallo e dall’associazione culturale “Suoni dal Mondo”. Dalla spiritualità di Enzo Avitabile alla semplicità di Chiara Armiento, dall’intensità dei Favonio alla vivacità dei trascinatori Folkabbestia, dalla simpatia dei Tavola 28 alla sensibilità di Umberto Sangiovanni, passando per l’attenzione al sociale dei Tetes de Bois. «Ho ascoltato ripetutamente le canzoni di Salvatore – ha dichiarato il pianista e compositore foggiano Umberto Sangiovanni, che si è esibito con la Dauniaorchestra – e ho catturato le emozioni che mi lasciava, cercando di tradurle con il mio linguaggio. E poi è davvero bella l’atmosfera che si respira in questa serata, una manifestazione in cui ciò che conta davvero è la musica». «Matteo sta qua in mezzo a noi» ha lapidariamente affermato Avitabile, suscitando un’ovazione generale, che ha cantato Salvatore in dialetto napoletano, senza tradirne l’essenza e l’autenticità, con un’esecuzione acustica vibrante e commovente. Ha ricucito i fili tra Scampia e la Capitanata, terre attraversate da forti contrasti e animate da tensioni, bellissime e dolorose, imprigionate nelle cartoline folkloriche della miseria e della violenza. Ha stupito, infine, la sobrietà di Niccolò Fabi, intervenuto alla fine con un’interpretazione delicata e profonda dei suoi cavalli di battaglia: «Ho apprezzato moltissimo il principio ispiratore di questa serata – ha affermato – ovvero quello di rievocare un cantore del passato rappresentativo di questa terra. Io ho preferito mantenere la mia personalità, mi sarei sentito una macchietta ad eseguire i brani di Salvatore che sono così diversi dal mio mondo». Tutti premiati in questa festa presentata da Mario De Vivo, in cui è stata anche annunciata la prossima apertura di un’apposita sezione dedicata a Matteo Salvatore presso la Biblioteca Provinciale “La Magna Capitana”. Enza Moscaritolo
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